È nato.

mercoledì, ottobre 28, 2009
Scritto da Ambra Romano e Cateno Tempio

Franco Angeloni - Super Genetic Market

Ogni cosa, purtroppo o per fortuna, ha un inizio. Così, per celebrare degnamente la nascita di questo sito, abbiamo cercato di cogliere, per dirla con Pascoli, “il sorriso e la lacrima” di questo lieto o triste evento. Ecco, dunque, due possibili resoconti di quel momento che per taluni è ‘funesto‘ e per altri ha un ‘non so che’ di ‘felicità nuova‘.

È nato. Una figura divina avvolta di luce mi ha condotto lungo un tunnel infinito. L’uovo era stato fecondato dal seme dell’amore ed aveva raggiunto la sua maturazione, aveva creato il suo frutto. Appena uscito dal grembo materno così confortante e caldo, ho visto per la prima volta il mondo, la mia mamma. Gli occhi stanchi e felici della mamma che, dopo molto tempo di attesa, finalmente scopre il mio viso, il mio corpicino. Poi vedo papà sconvolto dopo aver assistito al parto, è felice, quasi non crede a questo miracolo.
Ecco è arrivato il momento di tirare un bel respiro e gonfiare quei due nuovi palloncini che mi ritrovo in petto. Sto per assaporare per la prima volta l’aria della vita, sto per emettere il primo respiro divino. È difficile, quasi impossibile ma lo devo fare; succede tutto in un attimo, neanche  il tempo di tirarmi indietro che già scoppio a piangere, ho paura, ho respirato!
Subito capisco il meccanismo e i miei polmoni si rincorrono per ripetere meglio l’esercizio, quell’atto che mi accompagnerà per tutta la vita, il mio dono. Mi tagliano il cordone ombelicale: ora devo lasciare il mio morbido e caldo covo per attaccarmi ad un nuovo mondo, il mondo di mamma e papà che mi amano tanto. Dopo mi lavano e mi avvolgono in un panno morbido e asciutto, riesco a sentire il dolce profumo del mio corpo. La mamma mi prende, subito avverto un profondo sentimento per lei e provo lo stesso conforto che sentivo nel pancione. Lei è stremata ma la sua fatica le colora il viso di una nuova gioia; ha avuto in cambio qualcosa di più grande. Sento subito il suo amore e mi attacco voglioso al suo seno, pronto a nutrirmi del suo succo dolce d’amore, della sua linfa vitale, ora mia. Dopo una lunga poppata mi portano vicino ad altre creature speciali come me, piccole quanto me. I loro pianti cercano di comunicami parole non ancora parole che spiegano il loro senso di inadeguatezza ma anche di gioia per aver visto finalmente la mamma. Anche io piango e lo farò ogni volta che vorrò far capire alla mamma che ho bisogno di qualcosa; sono sicuro che lei mi capirà sempre.
Ora mi sento strano, e piango. Il mio sederino è sudicio e sento il bisogno di essere di nuovo pulito. Chiamo la mamma come solo io so fare e lei si affretta a venire. Mi prende in braccio e sto già meglio. Ora mi spoglia e mi pulisce in basso, la sua mano si poggia su di me e comincia a carezzarmi, mi sento bene, quasi mi carezzasse l’anima. Adesso sono di nuovo pulito e felice: ho capito che quel luogo dove abitavo prima è molto simile a quest’altro, anzi questo è più bello perché riesco a comunicare meglio con la mamma e lei riesce sempre ad entrare nel mio intimo.

È nato. Purtroppo ho dovuto seguire la luce in fondo al tunnel. L’unica cosa buona è che finalmente sono stato un po’ all’asciutto; che schifo quel liquido appiccicoso e la puzza, sì la puzza, perché siamo fetidi soprattutto di dentro. La cosa cattiva, una tra le tante, è che finalmente ho potuto vedermi. Non io, certo; ma ho potuto vedere come sarei diventato: la faccia del chirurgo, asciutta, sbarbata come il mio culetto; i baffi del papà; la mamma. Mamma, ti ho vista dopo il parto: bella come un limone spremuto, come una gallina a cui hanno tirato l’uovo direttamente dal didietro.
Non si piange per l’aria nei polmoni; si piange per le facce che si vedono, perché si capisce cosa si è.
Mi tagliano il cordone ombelicale: un legame meno tra i mille lacci del mondo. Mi lavano, mi pesano, mi agghindano, fanno finta di esser contenti e sorridono. Mi danno alla mamma. Mamma, devo far finta di amarti, mi conviene, sarai il mio primo ed unico sostentamento; eppure non ti conosco e chissà se mai ti conoscerò, tu che fosti bella ragazza (si dice lo siete state tutte) e che sei sfinita e sudata come quelle che fanno step con le buste di plastica per dimagrire. Tu hai perso quattro chili (il mio peso), ma ne avevi messi su nove: sei più grassa di cinque chili.
Mi mettono assieme ad altri bambini ed è un inferno; la prima avvisaglia di quello che mi aspetterà per sempre: urlare a squarciagola per ottenere qualcosina; quasi mai, del resto, e sempre dannatamente poco. Ma dovrei godermi questo beato-ancora-non-capir-nulla, dicono. Oh, i bambini, beati noi, neobeati, neonati, neobeoti, neo-beati-i-non-nati.
Dopo aver mangiato comincio a sentire tutto un sommovimento, un brulichio, un contorcersi che si fa sempre più piacevole. Non è il sesso, perché ancora non ho controllato se sono maschio o femmina e quando il dottore ha detto “Complimenti, signora, è…” mi sono distratto; guardavo le enormi tette dell’infermiera obesa. Non è il sesso, ma qualcosa di simile: mi sono cacato addosso. Mi assale un dubbio atroce; della mia vita intra-uterina ricordo ben poco, ma mi chiedo: facevo la cacca anche là dentro? E dove finiva la pupù? Insomma, sguazzavo nei miei stessi escrementi? Il mondo intra e quello extra-uterino allora paiono avere almeno questo punto in comune.
Sono nato ed ho fatto la cacca: insomma, ho accresciuto la merda del mondo.

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3 commenti a “È nato.”

  1. Il dramma non è nascere, ma venire al mondo senzienti. Se poi subito ci si caca addosso, si comincia davvero bene…

    #3
  2. Bastardi, bisogna nascere, prima di diventarlo a colpi amari dopo. Si risparmia tempo.

    #4
  3. Devil Victor

    La nascita è lo stato iniziale di quello che sarà il dono più grande che si possa ricevere: la vita. La vita va apprezzata anche negli attimi più tenembrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce!…Spero questo sito illumini la mente della gente che non sa.

    #6

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