Il succo del discorso
Questo breve racconto si svolge in una delle innumerevoli piazze d’Italia dove la gente discute, magari seduta ai tavoli di un bar, di sport (ovviamente di calcio), di economia e, argomento quanto mai immancabile, di politica. I protagonisti della nostra storia sono cinque: tre uomini (che qui chiameremo semplicemente G, F, R,) e due donne (A, e M). La discussione cominciò da un semplice succo di frutta. È sempre sorprendente come da cose apparentemente innocue vengono fuori dibattiti, scontri e rivoluzioni. Prendete ad esempio due oggetti semplici come la falce e il martello o un simbolo come la svastica; è inutile sottolineare cosa questi oggetti o simboli rappresentano oggi. Ma torniamo al nostro succo di frutta. Fu G infatti a ordinarlo al cameriere e fu proprio lui ad iniziare il discorso.
G: «2 euro e 50 per una misera bottiglietta di succo ACE!» A lui ribatte subito R.
R: «Fosse solo questo il problema. Siamo in centro e un prezzo così in queste zone è normale.»
G: «Normale. Normale! C’è rimasto ben poco di normale! Basta guardare bene e ovunque si può notare qualcosa di anomalo. Prendi ad esempio gli ingredienti di questo succo ACE: 30% succo d’arancia, 5% limone, 5% carota! E il restante 60% che diavolo è? Non dirmi acqua e zucchero perché non ci credo!» A questo punto interviene anche F.
F: «Saranno aromi e coloranti. E poi che c’entra il succo di frutta con tutto il resto?»
G: «Perché non è normale una cosa del genere! Perché non fare i succhi di frutta solo con la frutta? Perché non mettere le cose giuste al posto giusto? Perché non mettere persone oneste a regolare persone meno oneste e non viceversa?»
F: «Ti stai riferendo alla politica e ai politici?»
G: «Hai fatto centro!»R: «Figurati! Se non hai imbrogli alle spalle non ti faranno mai arrivare ad alti livelli. L’onestà si perde in partenza. In Italia ormai è normale.» G si volge di scatto alle parole di R.
G: «Ecco il concetto chiave! Il segreto di questa politica che malgrado gli imbrogli va avanti! Abbiamo perso la capacità di indignarci! Ormai quando sentiamo di mazzette, di raccomandazioni, di voti di scambio tutti diciamo: “Le solite cose all’italiana!”»
Finalmente anche le donne, che fino ad ora parlottavano fra loro di chissà che cosa, si inseriscono nel discorso. La prima delle due a intervenire è A.
A: «Siete vuoi uomini a sporcare tutto! In politica serve più tocco femminile. Noi donne abbiamo una tenerezza che vuoi uomini non avete e ciò deriva dalla nostra natura materna.»
G: «Ma guarda, si inserisce nel discorso in ritardo, dopo aver parlottato di chissà che cosa, e la prima cosa che dice è una polemica. Eh, le donne la polemica ce l’hanno nella loro essenza.» Interviene F riferendosi ad A.
F: «E comunque starai scherzando spero. Hai mai visto due donne litigare? Tutto un miscuglio di grida acute e capelli, di invidia e gelosia! Non credo che vi comportereste diversamente dagli uomini avendo il potere in mano.» Immaginate la reazione di M, l’altra donna, a queste parole.
M urlò: «Ma non dir stupidaggini! Le donne servono alla politica almeno quanto gli uomini. Siamo quasi gli ultimi in Europa per numero di donne in politica e la colpa è degli uomini!»
G: «Cameriere? Mi porti un bicchiere nuovo, dopo l’acuto della signorina del mio non ne è rimasto nulla. Hai fatto svenire anche i pipistrelli!»
R: «Ahahahahah!»
G: «Comunque sia su questo punto, M, hai ragione. Come ho detto prima ogni cosa bisogna essere al suo posto. Perché non arrivare al 50 e 50 o giù di lì?
R: «Ancora con questo succo di frutta!»
G: «Idiota! Parlo delle quote rosa! Il 50% uomini e l’altro 50% donne. Forse ha ragione M, un tocco più femminile può giovare.»
F: «Per carità! Tocchi femminili non ne voglio più! Guarda com’è ridotta l’istruzione pubblica! Un disastro! Il più grande licenziamento di stato che l’Italia abbia mai visto! E tutto merito di una donna e di qualche sua amica!»
A: «Invece vuoi uomini siete dei santi! Guardate com’è ridotta la giustizia, se ancora di giustizia si può parlare. Forze dell’ordine e magistratura senza soldi e senza mezzi! Per far rientrare quattro spiccioli dall’estero ecco un bello scudo fiscale! Proprio bravi vuoi uomini!»
R: «Stiamo perdendo il punto di partenza. Il concetto non è uomini o donne ma onesti o non onesti. Le persone che abbiamo scelto per governarci non stanno facendo bene il loro mestiere.»
G: «Bisogna fare qualcosa! Bisogna votare persone giuste!»
M: «E chi? Ne esistono ancora in politica? Li voglio proprio conoscere!»
G: «Esistono, esistono! C’è un gruppetto che sta prendendo piede abbastanza bene e che non accetta persone che hanno avuto problemi con la legge.»
F: «Ma cosa possono fare loro. Sono in pochi ancora.»
G: «Io li voterò alla prossima occasione. Qualcuno deve cominciare a farlo, no?»
A: «Secondo me è difficile che possano riuscirci ma qualcosa bisogna pur fare. Dovremmo organizzarci, far sentire la nostra voce.»
R: «E come? È vero che ci sono tanti italiani che non ne possono più di questi mangia pane a tradimento! Che poi i veri fannulloni sono proprio loro. Prendono stipendi esorbitanti, hanno quasi tutto gratis e molto spesso lavorano anche poco. Mandiamoli a lavorare: se non ci stanno, a casa!»
G: «Il tuo modo di parlare mi ricorda un certo tizio bassino e inviperito, con capelli folti e scarpe con il tacco.»
M: «Ma se il problema fosse solo che lavorano poco sarebbe un passo avanti. Non hanno più nessuna morale! Droga, feste con escort e trans, corrotti e corruttori e tutto ciò senza differenza di bandiera! Sia a destra che a sinistra! Che schifo!»
F: «Ci vorrebbe una rivolta, una rivoluzione, un cambiamento radicale!»
R: «Bisogna fare qualcosa! Potremmo aprire un blog o un sito di protesta.»
A: «Bisogna farsi sentire! Potremmo fare un giornale e scrivere qualche articoletto.»
M: «Bisogna agire! Potremmo organizzare qualche incontro ed esporre le nostre opinioni.» Sentendo le parole degli amici e delle amiche G si illumina in volto di una luce di speranza. Gli balena in mente un’idea, un pensiero da proporre agli amici.
G: «Si! Possiamo fare qualcosa! Giorno 5 Dicembre a Roma c’è una manifestazione contro questo governo. Si farà anche nelle maggiori città d’Italia. Chi di voi parteciperà?» Detto questo G alza la mano come a indicare che parteciperà!
Gli altri amici stanno in silenzio senza muovere un arto.
E fu così che solo G partecipò alla manifestazione.

Complimenti….bel racconto!!!!!Il mio occhio fotonico ha captato l’essenziale e l’ha trovato molto interessante….continua cosi’….. Ps noto che hai scritto di più in questo racconto che nella tesina!!!! XD….IL PICCOLO MELONIO CRESCE!!!! ahahhahha