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	<title>L&#039;Accademia dei Sillografi &#187; Silloi</title>
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	<description>Ridere a crepacuore</description>
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		<title>Il succo del discorso</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 21:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo Tempio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Silloi]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo breve racconto si svolge in una delle innumerevoli piazze d&#8217;Italia dove la gente discute, magari seduta ai tavoli di un bar, di sport (ovviamente di calcio), di economia e, argomento quanto mai immancabile, di politica. I protagonisti della nostra storia sono cinque: tre uomini (che qui chiameremo semplicemente G, F, R,) e due donne (A, e M). La discussione cominciò da un semplice succo di frutta. È sempre sorprendente come da cose apparentemente innocue vengono fuori dibattiti, scontri e rivoluzioni. Prendete ad esempio due oggetti semplici come la falce e il martello o un simbolo come la svastica; è inutile sottolineare cosa questi oggetti o simboli rappresentano oggi. Ma torniamo al nostro succo di frutta. Fu G infatti a ordinarlo al cameriere e fu proprio lui ad iniziare il discorso. G: «2 euro e 50 per una misera bottiglietta di succo ACE!» A lui ribatte subito R. R: «Fosse solo questo il problema. Siamo in centro e un prezzo così in queste zone è normale.» G: «Normale. Normale! C&#8217;è rimasto ben poco di normale! Basta guardare bene e ovunque si può notare qualcosa di anomalo. Prendi ad esempio gli ingredienti di questo succo ACE: 30% succo d&#8217;arancia, 5% limone, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-77 alignleft" title="Sun Yuan e Peng Yu - Old Person Home" src="http://www.accademiadeisillografi.eu/wp-content/uploads/2009/11/Old-Person-Home.jpg" alt="Sun Yuan e Peng Yu - Old Person Home" width="243" height="350" /><span style="color: #000000;">Questo breve racconto si svolge in una delle innumerevoli piazze d&#8217;Italia dove la gente discute, magari seduta  ai tavoli di un bar, di sport (ovviamente di calcio), di economia e, argomento quanto mai immancabile, di politica. I protagonisti della nostra storia sono cinque: tre uomini (che qui chiameremo semplicemente G, F, R,) e due donne (A, e M). La discussione cominciò da un semplice succo di frutta. È  sempre sorprendente come da cose apparentemente innocue vengono fuori dibattiti, scontri e rivoluzioni. Prendete ad esempio due oggetti semplici come la falce e il martello o un simbolo come la svastica; è inutile sottolineare cosa questi oggetti o simboli rappresentano oggi</span>. <span style="color: #000000;">Ma torniamo al nostro succo di frutta. Fu G infatti a ordinarlo al cameriere e fu proprio lui ad iniziare il discorso.<br />
</span><span style="color: #000000;">G: «2 euro e 50 per una misera bottiglietta di succo ACE!» A lui ribatte subito R.</span><span style="color: #000000;"><br />
R: «Fosse solo questo il problema. Siamo in centro e un prezzo così in queste zone è normale.»<br />
</span><span style="color: #000000;">G: «Normale. Normale! C&#8217;è rimasto ben poco di normale! Basta guardare bene e ovunque si può notare qualcosa di anomalo. Prendi ad esempio gli ingredienti di questo succo ACE: 30% succo d&#8217;arancia, 5% limone, 5% carota! E il restante 60% che diavolo è? Non dirmi acqua e zucchero perché non ci credo!» A questo punto interviene anche F.</span><span style="color: #000000;"><br />
F: «Saranno aromi e coloranti. E poi che c&#8217;entra il succo di frutta con tutto il resto?»<br />
</span><span style="color: #000000;">G: «Perché non è normale una cosa del genere! Perché non fare i succhi di frutta solo con la frutta? Perché non mettere le cose giuste al posto giusto? Perché non mettere persone oneste a regolare persone meno oneste e non viceversa?»</span><span style="color: #000000;"><br />
F: «Ti stai riferendo alla politica e ai politici?»<br />
</span><span style="color: #000000;">G: «Hai fatto centro!»</span><span style="color: #000000;">R: «Figurati! Se non hai imbrogli alle spalle non ti faranno mai arrivare ad alti livelli. L&#8217;onestà si perde in partenza. In Italia ormai è normale.» G si volge di scatto alle parole di R.<br />
G: «Ecco il concetto chiave! Il segreto di questa politica che malgrado gli imbrogli va avanti! Abbiamo perso la capacità di indignarci! Ormai quando sentiamo di mazzette, di raccomandazioni, di voti di scambio tutti diciamo: “Le solite cose all&#8217;italiana!”»<br />
Finalmente anche le donne, che fino ad ora parlottavano fra loro di chissà che cosa, si inseriscono nel discorso. La prima delle due a intervenire è A.<br />
A: «Siete vuoi uomini a sporcare tutto! In politica serve più tocco femminile. Noi donne abbiamo una tenerezza che vuoi uomini non avete e ciò deriva dalla nostra natura materna.»<br />
G: «Ma guarda, si inserisce nel discorso in ritardo, dopo aver parlottato di chissà che cosa, e la prima cosa che dice è una polemica. Eh, le donne la polemica ce l&#8217;hanno nella loro essenza.» Interviene F riferendosi ad A.<br />
F: «E comunque starai scherzando spero. Hai mai visto due donne litigare? Tutto un miscuglio di grida acute e capelli, di invidia e gelosia! Non credo che vi comportereste diversamente dagli uomini avendo il potere in mano.» Immaginate la reazione di M, l&#8217;altra donna, a queste parole.<br />
M urlò: «Ma non dir stupidaggini! Le donne servono alla politica almeno quanto gli uomini. Siamo quasi gli ultimi in Europa per numero di donne in politica e la colpa è degli uomini!»<br />
G: «Cameriere? Mi porti un bicchiere nuovo, dopo l&#8217;acuto della signorina del mio non ne è rimasto nulla. Hai fatto svenire anche i pipistrelli!»<br />
R: «Ahahahahah!»<br />
G: «Comunque sia su questo punto, M, hai ragione. Come ho detto prima ogni cosa bisogna essere al suo posto. Perché non arrivare al 50 e 50 o giù di lì?<br />
R: «Ancora con questo succo di frutta!»<br />
G: «Idiota! Parlo delle quote rosa! Il 50% uomini e l&#8217;altro 50% donne. Forse ha ragione M, un tocco più femminile può giovare.»<br />
F: «Per carità! Tocchi femminili non ne voglio più! Guarda com&#8217;è ridotta l&#8217;istruzione pubblica! Un disastro! Il più grande licenziamento di stato che l&#8217;Italia abbia mai visto! E tutto merito di una donna e di qualche sua amica!»<br />
A: «Invece vuoi uomini siete dei santi! Guardate com&#8217;è ridotta la giustizia, se ancora di giustizia si può parlare. Forze dell&#8217;ordine e magistratura senza soldi e senza mezzi! Per far rientrare quattro spiccioli dall&#8217;estero ecco un bello scudo fiscale! Proprio bravi vuoi uomini!»<br />
R: «Stiamo perdendo il punto di partenza. Il concetto non è uomini o donne ma onesti o non onesti. Le persone che abbiamo scelto per governarci non stanno facendo bene il loro mestiere.»<br />
G: «Bisogna fare qualcosa! Bisogna votare persone giuste!»<br />
M: «E chi? Ne esistono ancora in politica? Li voglio proprio conoscere!»<br />
G: «Esistono, esistono! C&#8217;è un gruppetto che sta prendendo piede abbastanza bene e che non accetta persone che hanno avuto problemi con la legge.»<br />
F: «Ma cosa possono fare loro. Sono in pochi ancora.»<br />
G: «Io li voterò alla prossima occasione. Qualcuno deve cominciare a farlo, no?»<br />
A: «Secondo me è difficile che possano riuscirci ma qualcosa bisogna pur fare. Dovremmo organizzarci, far sentire la nostra voce.»<br />
R: «E come? È vero che ci sono tanti italiani che non ne possono più di questi mangia pane a tradimento! Che poi i veri fannulloni sono proprio loro. Prendono stipendi esorbitanti, hanno quasi tutto gratis e molto spesso lavorano anche poco. Mandiamoli a lavorare: se non ci stanno, a casa!»<br />
G: «Il tuo modo di parlare mi ricorda un certo tizio bassino e inviperito, con capelli folti e scarpe con il tacco.»<br />
M: «Ma se il problema fosse solo che lavorano poco sarebbe un passo avanti. Non hanno più nessuna morale! Droga, feste con escort e trans, corrotti e corruttori e tutto ciò senza differenza di bandiera! Sia a destra che a sinistra! Che schifo!»<br />
F: «Ci vorrebbe una rivolta, una rivoluzione, un cambiamento radicale!»<br />
R: «Bisogna fare qualcosa! Potremmo aprire un blog o un sito di protesta.»<br />
A: «Bisogna farsi sentire! Potremmo fare un giornale e scrivere qualche articoletto.»<br />
M: «Bisogna agire! Potremmo organizzare qualche incontro ed esporre le nostre opinioni.» Sentendo le parole degli amici e delle amiche G si illumina in volto di una luce di speranza. Gli balena in mente un&#8217;idea, un pensiero da proporre agli amici.<br />
G: «Si! Possiamo fare qualcosa! Giorno 5 Dicembre a Roma c&#8217;è una manifestazione contro questo governo. Si farà anche nelle maggiori città d&#8217;Italia. Chi di voi parteciperà?» Detto questo G alza la mano come a indicare che parteciperà!<br />
Gli altri amici stanno in silenzio senza muovere un arto.<br />
E fu così che solo G partecipò alla manifestazione.</span></p>
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		<title>È nato.</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 21:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambra Romano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Silloi]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
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		<description><![CDATA[Ogni cosa, purtroppo o per fortuna, ha un inizio. Così, per celebrare degnamente la nascita di questo sito, abbiamo cercato di cogliere, per dirla con Pascoli, “il sorriso e la lacrima” di questo lieto o triste evento. Ecco, dunque, due possibili resoconti di quel momento che per taluni è &#8216;funesto&#8216; e per altri ha un &#8216;non so che&#8217; di &#8216;felicità nuova&#8216;. È nato. Una figura divina avvolta di luce mi ha condotto lungo un tunnel infinito. L&#8217;uovo era stato fecondato dal seme dell&#8217;amore ed aveva raggiunto la sua maturazione, aveva creato il suo frutto. Appena uscito dal grembo materno così confortante e caldo, ho visto per la prima volta il mondo, la mia mamma. Gli occhi stanchi e felici della mamma che, dopo molto tempo di attesa, finalmente scopre il mio viso, il mio corpicino. Poi vedo papà sconvolto dopo aver assistito al parto, è felice, quasi non crede a questo miracolo. Ecco è arrivato il momento di tirare un bel respiro e gonfiare quei due nuovi palloncini che mi ritrovo in petto. Sto per assaporare per la prima volta l&#8217;aria della vita, sto per emettere il primo respiro divino. È difficile, quasi impossibile ma lo devo fare; succede tutto in [...]]]></description>
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<p><em><em> </em></em></p>
<p><em> </em></p>
<div id="attachment_43" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.supergenetic.com/"><img class="size-medium wp-image-43 " title="Franco Angeloni - Super Genetic Market" src="http://www.accademiadeisillografi.eu/wp-content/uploads/2009/10/Franco-Angeloni-Super-Genetic-Market1-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">The Super Genetic Market® by Franco Angeloni ©2008 Courtesy of Colossi Arte Contemporanea - Brescia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ogni cosa, purtroppo o per fortuna, ha un inizio. Così, per celebrare degnamente la nascita di questo sito, abbiamo cercato di cogliere, per dirla con Pascoli, “<a href="http://www.classicitaliani.it/pascoli/pascoli_fanciullino.htm" target="_blank">il sorriso e la lacrima</a>” di questo lieto o triste evento. Ecco, dunque, due possibili resoconti di quel momento che per taluni è &#8216;<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Canti_(Leopardi)/Canto_notturno_di_un_pastore_errante_dell%27Asia" target="_blank">funesto</a>&#8216; e per altri ha un &#8216;<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Canti_di_Castelvecchio/Il_gelsomino_notturno" target="_blank">non so che&#8217; di &#8216;felicità nuova</a>&#8216;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È nato.</strong> Una figura divina avvolta di luce mi ha condotto lungo un tunnel infinito. L&#8217;uovo era stato fecondato dal seme dell&#8217;amore ed aveva raggiunto la sua maturazione, aveva creato il suo frutto. Appena uscito dal grembo materno così confortante e caldo, ho visto per la prima volta il mondo, la mia mamma. Gli occhi stanchi e felici della mamma che, dopo molto tempo di attesa, finalmente scopre il mio viso, il mio corpicino. Poi vedo papà sconvolto dopo aver assistito al parto, è felice, quasi non crede a questo miracolo.<br />
Ecco è arrivato il momento di tirare un bel respiro e gonfiare quei due nuovi palloncini che mi ritrovo in petto. Sto per assaporare per la prima volta l&#8217;aria della vita, sto per emettere il primo respiro divino. È difficile, quasi impossibile ma lo devo fare; succede tutto in un attimo, neanche  il tempo di tirarmi indietro che già scoppio a piangere, ho paura, ho respirato!<br />
Subito capisco il meccanismo e i miei polmoni si rincorrono per ripetere meglio l&#8217;esercizio, quell&#8217;atto che mi accompagnerà per tutta la vita, il mio dono. Mi tagliano il cordone ombelicale: ora devo lasciare il mio morbido e caldo covo per attaccarmi ad un nuovo mondo, il mondo di mamma e papà che mi amano tanto. Dopo mi lavano e mi avvolgono in un panno morbido e asciutto, riesco a sentire il dolce profumo del mio corpo. La mamma mi prende, subito avverto un profondo sentimento per lei e provo lo stesso conforto che sentivo nel pancione. Lei è stremata ma la sua fatica le colora il viso di una nuova gioia; ha avuto in cambio qualcosa di più grande. Sento subito il suo amore e mi attacco voglioso al suo seno, pronto a nutrirmi del suo succo dolce d&#8217;amore, della sua linfa vitale, ora mia. Dopo una lunga poppata mi portano vicino ad altre creature speciali come me, piccole quanto me. I loro pianti cercano di comunicami parole non ancora parole che spiegano il loro senso di inadeguatezza ma anche di gioia per aver visto finalmente la mamma. Anche io piango e lo farò ogni volta che vorrò far capire alla mamma che ho bisogno di qualcosa; sono sicuro che lei mi capirà sempre.<br />
Ora mi sento strano, e piango. Il mio sederino è sudicio e sento il bisogno di essere di nuovo pulito. Chiamo la mamma come solo io so fare e lei si affretta a venire. Mi prende in braccio e sto già meglio. Ora mi spoglia e mi pulisce in basso, la sua mano si poggia su di me e comincia a carezzarmi, mi sento bene, quasi mi carezzasse l&#8217;anima. Adesso sono di nuovo pulito e felice: ho capito che quel luogo dove abitavo prima è molto simile a quest&#8217;altro, anzi questo è più bello perché riesco a comunicare meglio con la mamma e lei riesce sempre ad entrare nel mio intimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È nato. </strong>Purtroppo ho dovuto seguire la luce in fondo al tunnel. L&#8217;unica cosa buona è che finalmente sono stato un po&#8217; all&#8217;asciutto; che schifo quel liquido appiccicoso e la puzza, sì la puzza, perché siamo fetidi soprattutto di dentro. La cosa cattiva, una tra le tante, è che finalmente ho potuto vedermi. Non io, certo; ma ho potuto vedere come sarei diventato: la faccia del chirurgo, asciutta, sbarbata come il mio culetto; i baffi del papà; la mamma. Mamma, ti ho vista dopo il parto: bella come un limone spremuto, come una gallina a cui hanno tirato l&#8217;uovo direttamente dal didietro.<br />
Non si piange per l&#8217;aria nei polmoni; si piange per le facce che si vedono, perché si capisce cosa si è.<br />
Mi tagliano il cordone ombelicale: un legame meno tra i mille lacci del mondo. Mi lavano, mi pesano, mi agghindano, fanno finta di esser contenti e sorridono. Mi danno alla mamma. Mamma, devo far finta di amarti, mi conviene, sarai il mio primo ed unico sostentamento; eppure non ti conosco e chissà se mai ti conoscerò, tu che fosti bella ragazza (si dice lo siete state tutte) e che sei sfinita e sudata come quelle che fanno step con le buste di plastica per dimagrire. Tu hai perso quattro chili (il mio peso), ma ne avevi messi su nove: sei più grassa di cinque chili.<br />
Mi mettono assieme ad altri bambini ed è un inferno; la prima avvisaglia di quello che mi aspetterà per sempre: urlare a squarciagola per ottenere qualcosina; quasi mai, del resto, e sempre dannatamente poco. Ma dovrei godermi questo beato-ancora-non-capir-nulla, dicono. Oh, i bambini, beati noi, neobeati, neonati, neobeoti, neo-beati-i-non-nati.<br />
Dopo aver mangiato comincio a sentire tutto un sommovimento, un brulichio, un contorcersi che si fa sempre più piacevole. Non è il sesso, perché ancora non ho controllato se sono maschio o femmina e quando il dottore ha detto &#8220;Complimenti, signora, è&#8230;&#8221; mi sono distratto; guardavo le enormi tette dell&#8217;infermiera obesa. Non è il sesso, ma qualcosa di simile: mi sono cacato addosso. Mi assale un dubbio atroce; della mia vita intra-uterina ricordo ben poco, ma mi chiedo: facevo la cacca anche là dentro? E dove finiva la pupù? Insomma, sguazzavo nei miei stessi escrementi? Il mondo intra e quello extra-uterino allora paiono avere almeno questo punto in comune.<br />
Sono nato ed ho fatto la cacca: insomma, ho accresciuto la merda del mondo.</p>
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