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	<title>L&#039;Accademia dei Sillografi &#187; ottimismo</title>
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	<description>Ridere a crepacuore</description>
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		<title>È nato.</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 21:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ambra Romano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni cosa, purtroppo o per fortuna, ha un inizio. Così, per celebrare degnamente la nascita di questo sito, abbiamo cercato di cogliere, per dirla con Pascoli, “il sorriso e la lacrima” di questo lieto o triste evento. Ecco, dunque, due possibili resoconti di quel momento che per taluni è &#8216;funesto&#8216; e per altri ha un &#8216;non so che&#8217; di &#8216;felicità nuova&#8216;. È nato. Una figura divina avvolta di luce mi ha condotto lungo un tunnel infinito. L&#8217;uovo era stato fecondato dal seme dell&#8217;amore ed aveva raggiunto la sua maturazione, aveva creato il suo frutto. Appena uscito dal grembo materno così confortante e caldo, ho visto per la prima volta il mondo, la mia mamma. Gli occhi stanchi e felici della mamma che, dopo molto tempo di attesa, finalmente scopre il mio viso, il mio corpicino. Poi vedo papà sconvolto dopo aver assistito al parto, è felice, quasi non crede a questo miracolo. Ecco è arrivato il momento di tirare un bel respiro e gonfiare quei due nuovi palloncini che mi ritrovo in petto. Sto per assaporare per la prima volta l&#8217;aria della vita, sto per emettere il primo respiro divino. È difficile, quasi impossibile ma lo devo fare; succede tutto in [...]]]></description>
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<p><em> </em></p>
<div id="attachment_43" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.supergenetic.com/"><img class="size-medium wp-image-43 " title="Franco Angeloni - Super Genetic Market" src="http://www.accademiadeisillografi.eu/wp-content/uploads/2009/10/Franco-Angeloni-Super-Genetic-Market1-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">The Super Genetic Market® by Franco Angeloni ©2008 Courtesy of Colossi Arte Contemporanea - Brescia</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ogni cosa, purtroppo o per fortuna, ha un inizio. Così, per celebrare degnamente la nascita di questo sito, abbiamo cercato di cogliere, per dirla con Pascoli, “<a href="http://www.classicitaliani.it/pascoli/pascoli_fanciullino.htm" target="_blank">il sorriso e la lacrima</a>” di questo lieto o triste evento. Ecco, dunque, due possibili resoconti di quel momento che per taluni è &#8216;<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Canti_(Leopardi)/Canto_notturno_di_un_pastore_errante_dell%27Asia" target="_blank">funesto</a>&#8216; e per altri ha un &#8216;<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Canti_di_Castelvecchio/Il_gelsomino_notturno" target="_blank">non so che&#8217; di &#8216;felicità nuova</a>&#8216;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È nato.</strong> Una figura divina avvolta di luce mi ha condotto lungo un tunnel infinito. L&#8217;uovo era stato fecondato dal seme dell&#8217;amore ed aveva raggiunto la sua maturazione, aveva creato il suo frutto. Appena uscito dal grembo materno così confortante e caldo, ho visto per la prima volta il mondo, la mia mamma. Gli occhi stanchi e felici della mamma che, dopo molto tempo di attesa, finalmente scopre il mio viso, il mio corpicino. Poi vedo papà sconvolto dopo aver assistito al parto, è felice, quasi non crede a questo miracolo.<br />
Ecco è arrivato il momento di tirare un bel respiro e gonfiare quei due nuovi palloncini che mi ritrovo in petto. Sto per assaporare per la prima volta l&#8217;aria della vita, sto per emettere il primo respiro divino. È difficile, quasi impossibile ma lo devo fare; succede tutto in un attimo, neanche  il tempo di tirarmi indietro che già scoppio a piangere, ho paura, ho respirato!<br />
Subito capisco il meccanismo e i miei polmoni si rincorrono per ripetere meglio l&#8217;esercizio, quell&#8217;atto che mi accompagnerà per tutta la vita, il mio dono. Mi tagliano il cordone ombelicale: ora devo lasciare il mio morbido e caldo covo per attaccarmi ad un nuovo mondo, il mondo di mamma e papà che mi amano tanto. Dopo mi lavano e mi avvolgono in un panno morbido e asciutto, riesco a sentire il dolce profumo del mio corpo. La mamma mi prende, subito avverto un profondo sentimento per lei e provo lo stesso conforto che sentivo nel pancione. Lei è stremata ma la sua fatica le colora il viso di una nuova gioia; ha avuto in cambio qualcosa di più grande. Sento subito il suo amore e mi attacco voglioso al suo seno, pronto a nutrirmi del suo succo dolce d&#8217;amore, della sua linfa vitale, ora mia. Dopo una lunga poppata mi portano vicino ad altre creature speciali come me, piccole quanto me. I loro pianti cercano di comunicami parole non ancora parole che spiegano il loro senso di inadeguatezza ma anche di gioia per aver visto finalmente la mamma. Anche io piango e lo farò ogni volta che vorrò far capire alla mamma che ho bisogno di qualcosa; sono sicuro che lei mi capirà sempre.<br />
Ora mi sento strano, e piango. Il mio sederino è sudicio e sento il bisogno di essere di nuovo pulito. Chiamo la mamma come solo io so fare e lei si affretta a venire. Mi prende in braccio e sto già meglio. Ora mi spoglia e mi pulisce in basso, la sua mano si poggia su di me e comincia a carezzarmi, mi sento bene, quasi mi carezzasse l&#8217;anima. Adesso sono di nuovo pulito e felice: ho capito che quel luogo dove abitavo prima è molto simile a quest&#8217;altro, anzi questo è più bello perché riesco a comunicare meglio con la mamma e lei riesce sempre ad entrare nel mio intimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È nato. </strong>Purtroppo ho dovuto seguire la luce in fondo al tunnel. L&#8217;unica cosa buona è che finalmente sono stato un po&#8217; all&#8217;asciutto; che schifo quel liquido appiccicoso e la puzza, sì la puzza, perché siamo fetidi soprattutto di dentro. La cosa cattiva, una tra le tante, è che finalmente ho potuto vedermi. Non io, certo; ma ho potuto vedere come sarei diventato: la faccia del chirurgo, asciutta, sbarbata come il mio culetto; i baffi del papà; la mamma. Mamma, ti ho vista dopo il parto: bella come un limone spremuto, come una gallina a cui hanno tirato l&#8217;uovo direttamente dal didietro.<br />
Non si piange per l&#8217;aria nei polmoni; si piange per le facce che si vedono, perché si capisce cosa si è.<br />
Mi tagliano il cordone ombelicale: un legame meno tra i mille lacci del mondo. Mi lavano, mi pesano, mi agghindano, fanno finta di esser contenti e sorridono. Mi danno alla mamma. Mamma, devo far finta di amarti, mi conviene, sarai il mio primo ed unico sostentamento; eppure non ti conosco e chissà se mai ti conoscerò, tu che fosti bella ragazza (si dice lo siete state tutte) e che sei sfinita e sudata come quelle che fanno step con le buste di plastica per dimagrire. Tu hai perso quattro chili (il mio peso), ma ne avevi messi su nove: sei più grassa di cinque chili.<br />
Mi mettono assieme ad altri bambini ed è un inferno; la prima avvisaglia di quello che mi aspetterà per sempre: urlare a squarciagola per ottenere qualcosina; quasi mai, del resto, e sempre dannatamente poco. Ma dovrei godermi questo beato-ancora-non-capir-nulla, dicono. Oh, i bambini, beati noi, neobeati, neonati, neobeoti, neo-beati-i-non-nati.<br />
Dopo aver mangiato comincio a sentire tutto un sommovimento, un brulichio, un contorcersi che si fa sempre più piacevole. Non è il sesso, perché ancora non ho controllato se sono maschio o femmina e quando il dottore ha detto &#8220;Complimenti, signora, è&#8230;&#8221; mi sono distratto; guardavo le enormi tette dell&#8217;infermiera obesa. Non è il sesso, ma qualcosa di simile: mi sono cacato addosso. Mi assale un dubbio atroce; della mia vita intra-uterina ricordo ben poco, ma mi chiedo: facevo la cacca anche là dentro? E dove finiva la pupù? Insomma, sguazzavo nei miei stessi escrementi? Il mondo intra e quello extra-uterino allora paiono avere almeno questo punto in comune.<br />
Sono nato ed ho fatto la cacca: insomma, ho accresciuto la merda del mondo.</p>
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